lunedì 29 gennaio 2007
Apocalypto
mah, mi sa che Mel Gibson.....
mercoledì 24 gennaio 2007
Future Film Festival: vince il danese Princess

Si è concluso ieri il festival bolognese dedicato al digitale e alle nuove tecnologie applicate al cinema. Vince il film animato di Anders Morgenthaler mentre è stato molto applaudito il nuovo film di Besson presentato in anteprima italiana.
Sono stati quattro giorni intensi al Future Film Festival con la presentazione di ben 17 lungometraggi nonché di moltissimi corti e serie animate provenienti da tutto il mondo tra cui dalla Cina e dall’Iran. Tra gli eventi più importanti sicuramente la presentazione di “Arhtur e il popolo dei Minimei” di Luc Besson con protagonista il giovane Freddie Highmore (già visto in “La Fabbrica di Cioccolato” di Burton) e a breve in uscita anche in Italia dopo il grande incasso realizzato in Francia. L’attenzione del FFF all’animazione s’è concretizzata anche con l’attesa presentazione delle prime immagini di “The Simpsons Movie”, il lungometraggio di una delle serie TV più rivoluzionarie e apprezzate, con la partecipazione del direttore del doppiaggio Tonino Accolla.
I premi del Festival hanno riconosciuto il Lancia Platinum Grand Prize a “Princess” di Anders Morgenthaler che mescola live action e animazione raccontando la storia dell’ex missionario August che vuole vendicare la morte per overdose della sorella, la star del porno sotto il nome di “The Princess” Cristina, distruggendo tutto il materiale che la vede protagonista. Ma August si deve occupare anche di Mia, la piccola figlia di Cristina e proteggerla dal mondo che ha distrutto la madre.
Il premio dedicato agli spot, filmati, videoclip etc italiani, il Future Film Festival Digital Award, è stato assegnato a “Reactine” di Massimiliano Rocchetti mentre il secondo classificato è Matteo Pellegrini per “Citroen C2 Corvi”. Il premio del pubblico Groupama riservato ai corti è andato a “A Gentlemen’s Duel” di Francisco Ruiz che supera “Piccionaia” di Massimo Sarzi Madidini classificatosi secondo.
Recensione: Apocalypto -ora al cinema-

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Recensione del film "Il vento che accarezza l'erba"
La tragedia di un popolo tra riforme e rivoluzione.Per il suo film che è in queste settimane nelle sale italiane, “Il vento che accarezza l’erba”, Ken Loach ha scelto di occuparsi della lotta per l’indipendenza dell’Irlanda, negli anni immediatamente successivi alla Prima guerra mondiale. Ed anche stavolta, come in Terra e Libertà, il regista inglese riesce con rara maestria a raccontarci un altro momento importante delle lotte degli oppressi nel secolo scorso.
La trama è emozionante, drammatica ed avvincente: poche volte la Palma d’Oro al festival di Cannes è stata così pienamente meritata. Nelle due ore di durata della pellicola, attraverso le vicende di due fratelli membri dell’Esercito repubblicano irlandese, Loach invita a riflettere su numerose tematiche. Evidenzia i crimini dell’imperialismo inglese, che sotto le vesti di una rispettabile democrazia opprimeva in maniera brutale da secoli le masse irlandesi. Sottolinea il ruolo della lotta di massa, degli scioperi attuati dalla classe operaia decisivi in tutta la lotta di liberazione nazionale. Ma soprattutto c’è un tema che attraversa tutto il film, un dibattito che ha contraddistinto le lotte di liberazione nazionale e più in generale del movimento operaio negli ultimi 150 anni: quello tra riforme e rivoluzione.
Lo fa attraverso le scelte opposte dei due fratelli O Sullivan, uno che lega l’indipendenza nazionale dell’Irlanda alla necessità di una rivoluzione sociale, l'altro, più “realista” che pensa che si debba procedere per gradi: "prima lottiamo per cacciare gli inglesi, poi metteremo le cose a posto”.
I due filoni di pensiero erano ben presenti in Irlanda, ed il grande merito di Ken Loach è quello di far riscoprire al grande pubblico le tradizioni rivoluzionarie di leaders come James Connolly. Una sua frase citata da uno dei protagonisti del film riassume le convinzioni dei marxisti irlandesi: “Se domani si riuscisse a cacciare l’Esercito inglese e sostituire all’Union Jack la bandiera verde sopra al castello di Dublino senza però incominciare ad organizzare una repubblica socialista, tutti i nostri sforzi sarebbero vani. L’Inghilterra continuerebbe a dominarci. Lo farebbe attraverso i suoi capitalisti, i suoi latifondisti, i suoi banchieri.”
E quando le masse provano ad organizzare un contropotere, ad esempio attraverso tribunali che ristabiliscono una maggiore giustizia sociale, subito i moderati intervengono a tutela degli usurai e dei capitalisti irlandesi, che attraverso i loro finanziamenti ai repubblicani ne influenzavano la politica ed erano fermamente contrari a misure che mettessero in discussione i propri privilegi. Questo scontro tra un nuovo ed un vecchio ordine sociale è una caratteristica di ogni rivoluzione e Loach lo illustra in maniera piuttosto efficace.
Le speranze di chi ha messo a rischio la propria vita verranno tradite dall’accordo di pace del 1921, da cui nasceva lo stato libero d’Irlanda ma che sanciva allo stesso tempo la separazione delle sei contee del nord a maggioranza protestante. Nulla di nuovo: la politica del “divide et impera” portata avanti tante volte e con successo da Londra ed assecondata dalla borghesia irlandese. Una parte cruciale del film affronta proprio la divisione fra i militanti repubblicani, risaltando come i “nuovi padroni” si affrettavano a ricostruire gli strumenti di oppressioni tipici dello stato borghese, come l’esercito e la polizia: i metodi erano gli stessi, cambiava solo il colore della divisa.
Nelle scene finali siamo testimoni di tutta la rabbia e la disperazione dei militanti rivoluzionari, ora osteggiati da tutti, anche dalla Chiesa cattolica che non perse tempo a scomunicarli, ma anche tutto l’orgoglio e la fierezza di chi è cosciente di sacrificare la propria vita per una causa giusta, per la liberazione degli oppressi.
“Il vento che accarezza l’erba” merita di essere visto da tutti i giovani e i lavoratori cha abbiano a cuore la lotta per un mondo migliore. Ringraziamo Ken Loach, che ancora una volta ha saputo rendere popolare ed accessibile un pezzo di “nostra” storia occultata volutamente dai libri di testo e dai grandi mass-media.
Brooks, Mel
Mel Brooks (nato a New York il 28 giugno 1926), vero nome Melvin Kaminsky, è un regista, sceneggiatore, attore, compositore e produttore cinematografico, teatrale e televisivo statunitense, celebre per le sue parodie e le sue commedie farsesche.Alla nascita Melvin Kaminsky nasce a Brooklyn il 28 giugno 1926, da genitori russi ebrei immigrati, come l'amico e più volte compagno di scena Gene Wilder. Inizia a sviluppare la sua comicità come reazione difensiva contro l'aggressività dei coetanei, più grossi di lui come statura e corporatura.
Durante la Seconda Guerra Mondiale, Brooks continua a sfruttare la sua indole comica: intrattiene i suoi compagni dell'esercito, nel quale era stato arruolato al'inizio del conflitto, dando vita a esilaranti scenette, imitazioni e parodie. I successi riscontrati tra i commilitoni in quelli che a poco a poco divennero sempre più dei veri e propri spettacoli, lo convinsero a continuare su quella stessa strada alla fine del conflitto. Tornato alla vita civile, tenta la strada del comico.
I primi anni di gavetta sono difficili per Mel, che inizia la sua carriera come cabarettista in alcuni locali notturni della sua città. Si racconta che, quando si ritrovava davanti ad un pubblico difficile, usasse troncare tutto e tuffarsi vestito in piscina, come ultimo rimedio per scatenare ilarità.
Poco a poco la fama di Mel aumenta, ed arriva l'enorme opportunità offerta dalla TV di diventare famoso in tutto il paese. Inizia, dunque, a scrivere testi per alcuni importanti show televisivi, tra i quali spicca il Your Show of Shows, di Sid Caesar, dove Mel si fa le ossa scrivendo battute e barzellette per gli ospiti di prestigio del programma, tra i quali figura anche Woody Allen. I testi di Brooks sono apprezzati a tal punto, che l'autore si aggiudica addirittura un Grammy. Continua a collaborare con la TV a lungo, scrivendo numerose commedie e dando vita a molti format televisivi.
Filmografia:
Bertolucci, Bernardo
Nasce a PARMA (Italia) il 16-03-1941
Biografia Regista. Figlio del poeta e critico letterario Attilio e di Ninetta Giovanardi figlia a sua volta di un ingegnere di Parma costretto ad emigrare in Australia alla fine dell' 800 per motivi politici. La sua passione per il cinema lo spinge giovanissimo a girare cortometraggi in 16 mm (Morte di un maiale e La teleferica), girati nella casa di Casarola sull'Appennino emiliano, prima che il padre Attilio, lo presenti a Pier Paolo Pasolini che lo vuole come assistente nel suo film "Accattone" del 1961. Nel 1962 vince il Premio Viareggio opera prima per il libro di versi "In cerca del mistero" ed esordisce alla regia con "La Commare Secca" a cui fa seguito nel '64 "Prima della Rivoluzione" che gli dà grande notorietà a soli 23 anni. Tra i suoi film più famosi ricordiamo "Il Conformista" (1970) considerato da molti il suo capolavoro. Nel '72 è la volta dell' "Ultimo Tango a Parigi", per cui ottiene una nomination all'Oscar ma che scatena terribili polemiche perchè considerato osceno. Per la prima volta nella storia del cinema il film viene mandato al rogo con una sentenza della Cassazione e bisognerà aspettare il 17 febbraio 1987 per ottenere una sentenza di "non oscenità" e averne una riedizione. Con 14 milioni di spettatori tra le due uscite è in assoluto il film italiano di maggior successo. Con "Novecento", Bertolucci si cimenta in una metafora storica di taglio epico, ripercorrendo 45 anni di storia e lotte sociali attraverso il rapporto tra due ragazzi, nati a cavallo del nuovo secolo nella stessa casa, ma di due differenti classi sociali. L'altro suo grande successo è "L'Ultimo Imperatore" (1987), vincitore di ben nove Oscar: regia, sceneggiatura non originale, fotografia, montaggio, musica, scenografia, costumi e sonoro. Nel film Bertolucci ripercorre la vita dell'ultimo imperatore cinese, Pu Yi, che termina i suoi giorni come giardiniere in una Pechino post-rivoluzionaria. Regista prolifico (14 film in 38 anni) è stato capace di spaziare dai film d'amore (Prima della rivoluzione, Ultimo tango a Parigi, Il tè nel deserto, L'assedio) agli esercizi di stile (La commare secca, Partner), dall'epica (Novecento, L'ultimo imperatore) alla parabola sociale (Il conformista, La strategia del ragno, La luna, La tragedia di in uomo ridicolo). Ha compiuto un viaggio iniziatico nel Buddismo (Piccolo Budda) e nell'educazione sentimentale di una ragazza (Io balla da sola). Ha un solo fratello, Giuseppe, anche lui regista, e un cugino, Giovanni, produttore. Anche la moglie Claire Peploe, inglese, è regista mentre il fratello della moglie, Mark Peploe, è sceneggiatore. La moglie del fratello, Lucilla Alvano, è docente di cinema.
Filmografia:
Bergman, Ingmar

Ingmar Bergman
Ernst Ingmar Bergman
Nasce a UPPSALA (Uppland, SVEZIA) il 14-07-1918
Biografia Regista, sceneggiatore. L'infanzia di Ingmar è segnata dalla rigida figura paterna, un pastore luterano. La madre è di origine olandese. Si laurea all'Università di Stoccolma dove, contemporaneamente, dirige un gruppo filodrammatico. Nel 1939 gli viene offerto il lavoro di aiuto regista al Teatro Reale dell'Opera di Stoccolma. Nel 1943 sposa Else Fisher, ma il loro matrimonio dura solo due anni. Scrive la sceneggiatura del film di Alf Sjöberg "Spasimo"(1944), esordisce come regista l'anno successivo con "Crisi". Lo stesso anno, dopo aver ottenuto il divorzio dalla prima moglie, sposa Ellen Lundström. Dopo "Piove sul nostro amore"(1946). è con "La prigione" (1948) che si delineano i temi ricorrenti dei film di Bergman: Dio, il Diavolo, il tormento spirituale. Il primo grande successo lo ottiene nel 1950 (anno del divorzio dalla seconda moglie) con "Un'estate d'amore", film sulla rievocazione dell'adolescenza, che viene presentato a Venezia. Nel 1951 sposa Gun Grut. Dopo "Donne in attesa" "Monica e il desiderio" entrambi del 1952, la prova più convincente del regista è "Una vampata d'amore" (1953). In quegli anni però il film che ottiene maggiori consensi è "Il settimo sigillo" (1957) ambientato in un suggestivo Medioevo, in cui il protagonista gioca una partita con la Morte. Con "Il posto delle fragole" (1958) Bergman ottiene la prima delle cinque nomination all'Oscar per la migliore sceneggiatura, mentre l'anno successivo ottiene a Cannes il premio come migliore regista per "Alle soglie della vita". Con "La fontana della vergine" (1959) si ritorna nel Medioevo; "L'occhio del Diavolo" (1960) è un preludio alla trilogia di "Come in uno specchio" (seconda nomination all'Oscar per la sceneggiatura), "Luci d'inverno" (entrambi del 1962) e "Il silenzio" (1963). Nel 1962 nasce il figlio Daniel dal quarto matrimonio del regista con l'attrice Käbi Laterei, avvenuto nel 1959. In seguito ha una relazione con Liv Ullmann, attrice in "Persona" (1966). Dalla relazione nasce la figlia Linn, oggi scrittrice.Nel 1969 gira "Passione"; lo stesso anno divorzia per la quarta volta. Nel 1973 con "Sussurri e grida", ottiene una nomination all'Oscar per la migliore sceneggiatura e vince un premio a Cannes. Si riconferma così nel cinema internazionale. Nel 1971 sposa l'attrice Ingrid Von Rosen, cui resterà unito fino alla morte di lei, avvenuta nel 1995. Nel 1972 gira "Il flauto magico", prima del clamoroso arresto due anni dopo con l'accusa di evasione fiscale, per cui è costretto a lasciare la Svezia. Nel 1977 con "L'uovo del serpente", prodotto da Dino De Laurentiis, argomenta le radici del fascismo. Dirige l'attrice connazionale Ingrid Bergman in "Sinfonia d'autunno" del 1978, per il quale ottiene l'ennesima nomination all'Oscar alla sceneggiatura. L'ultimo suo film per il grande schermo è del 1982 ed è intitolato "Fanny ed Alexander" con il quale vince diversi David di Donatello (miglior regista straniero, migliore sceneggiatura straniera) due nomination all'Oscar, per la migliore regia e sceneggiatura, e il premio FIPRESCI al Festival del Cinema di Venezia. Dal 1963 vive quasi sempre sull'isola di Farö, che aveva utilizzato come set per "Il silenzio".
Filmografia:
Antonioni, Michelangelo

Michelangelo Antonioni
Nasce a FERRARA (Italia) il 29-09-1912
Biografia Regista. Nato e cresciuto in una famiglia della media borghesia, durante gli anni passati all'Università di Bologna inizia ad appassionarsi al teatro e collabora con il Corriere Padano come critico cinematografico. Dopo essersi laureato in Economia e Commercio, si trasferisce a Roma, si iscrive al Centro Sperimentale di Cinematografia e scrive per la rivista 'Cinema'. Ben presto però molla tutto e dopo aver collaborato alla sceneggiatura di "Un pilota ritorna" (1942) di Roberto Rossellini va in Francia dove fa esperienza come aiuto-regista di Marcel Carnè. Tornato in Italia, nel 1943 realizza il suo primo documentario "Gente del Po" che riesce però a concludere solo nel 1947 a causa della guerra. Fino alla fine degli anni '40 si dedica al giornalismo, alla sceneggiatura - collaborando con Giuseppe De Santis, Federico Fellini e Luchino Visconti - e si dedica all'attività di documentarista, raggiungendo anche notevoli conoscenze tecniche. Grazie a "Nettezza Urbana" (1948) e "L'amorosa menzogna" (1949) riceve il Nastro d'argento per il miglior documentario. Con il primo lungometraggio "Cronaca di un amore" (1950) si mette subito in evidenza e ottiene un Nastro d'argento speciale "per i valori umani e stilistici". Nel 1956 vince il Nastro d'argento per la miglior regia e il Leone d'argento a Venezia con "Le amiche" (1955) ma è con la 'trilogia' "L'avventura" (1960), "La notte" (1960) e "L'eclisse" (1961) che si impone all'attenzione del pubblico e della critica nazionale e internazionale. Con questi film guadagna numerosi riconoscimenti tra cui il premio speciale della giuria al Festival di Cannes (1960/62) e l'Orso d'oro a Berlino (1960). Nel 1964 abbandona il bianco e nero e realizza il suo primo film a colori "Deserto rosso" che presentato a Venezia vince il Leone d'oro e il premio FIPRESCI. Con "Blow Up" (1966) riceve la sua prima e unica candidatura all'Oscar come regista (ne riceverà uno alla carriera nel 1995) e vince la Palma d'oro a Cannes. Nel 1983 gli viene conferito il Leone d'oro alla carriera. Rimasto lontano dal set per diversi anni in seguito a un ictus che gli toglie l'uso della parola, da cui è colpito all'inizio degli anni '80, vi ritorna nel 1994 con l'aiuto di Wim Wenders insieme al quale realizza "Al di là delle nuvole", vincitore del premio FIPRESCI a Venezia. E' stato a lungo legato sentimentalmente all'attrice Monica Vitti, protagonista anche di molti suoi film. Dal 1986 è sposato con Enrica Fico.
Filmografia:
Altman, Robert
Nasce a KANSAS CITY, Missouri (USA) il 20-02-1925
Muore a LOS ANGELES, California (USA) il 20-11-2006
Biografia Regista, sceneggiatore e produttore. Educato in un istituto dei gesuiti, a 18 anni si arruola nell'Esercito e parte per la II Guerra Mondiale come pilota (ha partecipato ad oltre 50 bombardamenti aerei). Tornato dal fronte, nel 1947 frequenta la facoltà di ingegneria all'Università del Missouri (sua è l'invenzione di una macchinetta per tatuare il codice di identificazione dei cani). Nello stesso tempo comincia a scrivere per la radio ed in seguito realizza documentari e film industriali per la Calvin Company. Messi da parte un po' di soldi, nel 1953 scrive, dirige e produce il primo film, "The Delinquents". Dal 1957 al 1966 lavora per varie serie tv tra cui "Alfred Hitchcock Presents" e "Bonanza", ma spesso è licenziato dai set a causa dei suoi rifiuti a sottostare alle direttive della rete televisiva e alle sue insistenze per inserire nei suoi lavori contenuti politici e antimilitaristi. Sebbene sull'orlo del disastro finanziario a causa dei debiti di gioco, riesce a fondare una casa di produzione, la Lion's Gate Films. Nel 1970 con "M.A.S.H." vince la Palma d'Oro a Cannes e il film riceve sei nomination all'Oscar. E' famoso per la sua capacità di realizzare film corali tra cui "Nashville" (1975) - film che ottiene altre cinque nomination all'Oscar e che, grazie al successo commerciale, gli procura i soldi per il nuovo impianto sonoro a 8 piste con cui può registrare i suoni sul set in presa diretta - "Buffalo Bill e gli indiani: ovvero la lezione di storia di Toro Seduto" (1976), "Tre donne" (1977), "Un matrimonio" (1978), "Una coppia perfetta" (1979). Dopo l'insuccesso del film "Popeye" (1980), musical ispirato ai fumetti del famoso marinaio forzuto e mangiaspinaci, decide di vendere la Lion's Gate e di dedicarsi al teatro, formando la Sandcastle 5 Productions e dirigendo alcuni lavori teatrali. Per circa un decennio rimane lontano da Hollywood pur continuando a girare film apprezzati da pubblico e critica: "Jimmy Dean, Jimmy Dean"(1982), "Streamers" (1983) - i cui interpreti vincono tutti insieme il premio per la migliore interpretazione a Venezia - "Follia d'amore" (1985), "Terapia di gruppo" (1987). Gli anni '90 segnano il ritorno del regista alla grande industria cinematografica: "I protagonisti" (1992), "America Oggi" (1993) - Leone d'oro a Venezia ex-aequo con "Trois Couleurs, Bleu" di K. Kieslowski , "Prêt-à-porter" (1994), "Kansas City" (1996), "La fortuna di Cookie" (1999) e "Il Dottor T e le donne" (2000). Nel 1996 vince il Leone d'Oro alla Carriera alla Mostra del Cinema di Venezia e nel 2002 vince il Golden Globe come miglior regista per "Gosford Park". Nel 2006, dopo cinque nomination senza esito positivo ("M.A.S.H.", "Nashville", "America Oggi", "I protagonisti", "Gosford Park") l'Academy gli attribuisce l'Oscar alla carriera sottolineando come "la sua opera abbia ripetutamente rinnovato la settima arte, ispirando altri film-makers e il pubblico". Nello stesso anno porta con successo a Berlino la sua ultima fatica "Radio America". Muore all'età di 81 anni in un ospedale di Los Angeles.
Filmografia:
Allen, Woody
Allan Stewart Konigsberg
Nasce a NEW YORK (USA) il 01-12-1935
Biografia Regista, attore, sceneggiatore, compositore.
Nato a Flatbush, un rione di Brooklyn, da una famiglia ebraica di origine ungherese. A soli sedici anni decide di adottare il nome d'arte di Woody Allen e comincia a guadagnare i primi soldi vendendo le sue gag prima per strada e poi ai comici televisivi. Falliti gli studi sia alla New York University che al City College, inizia a lavorare come 'gang man' per alcuni spettacoli televisivi e come presentatore nei night clubs, alternando esibizioni comiche e musicali (suona il clarinetto dall'età di dodici anni). Prima di tentare la strada del cinema ottiene un grande successo a Broadway con le sue commedie: "Don't drink the Water" e "Play it again Sam". Nel 1965 debutta ad Hollywood come attore e sceneggiatore con "Ciao Pussycat" (What's new Pussycat) di Clive Donner. Il primo film lo dirige nel 1969: "Prendi i soldi e scappa" (Take the money and run). Nel corso della sua carriera ha ricevuto diciotto nominations all'Oscar vincendone tre: per la regia e la sceneggiatura originale di "Io & Annie" (Annie Hall) nel 1977 e per la sceneggiatura originale di "Hanna e le sue sorelle" (Hannah and her sisters). "Io & Annie" ha vinto anche l'Oscar come miglior film. Nel 1995, anno del centenario del cinema, riceve a Venezia il Leone d'oro alla carriera, ritirato in sua vece da Carlo Di Palma, che in quell'occasione dichiara "Ritirare premi al suo posto è diventato quasi un lavoro a tempo pieno, vista la sua idiosincrasia per le cerimonie pubbliche".
Filmografia:
